Recensione sulla famosa rivista francese JAZZHOT:
Formatosi sul modello dei grandi solisti bop, innamorato del funk ed in particolare del Davis elettrico, ma al tempo stesso ben consapevole della spinta innovativa del free, il trombettista fiorentino Franco Baggiani dedica a Lester Bowie - altro suo riferimento imprescindibile - ed all’Art Ensemble of Chicago un lavoro che è molto più di un semplice tributo. Il programma della seduta comprende arrangiamenti di tre brani di Mitchell (Nice Guys, For Lester B e Odwalla), due di Bowie (Coming Back Jamaica e When the Spirit Return) e Dreaming of the Master di Jarman, più cinque originali. Dunque, un progetto articolato di rilettura di un repertorio finora poco frequentato, che invece ha ormai pieno diritto di cittadinanza nella tradizione afroamericana e merita i dovuti approfondimenti. Affiancato da musicisti dell’area fiorentina con cui collabora da anni, Baggiani affronta il compito con rigore e coerenza. Se si confronta uno qualsiasi dei brani sopra citati con un originale, non si noteranno differenze di approccio o scarti stilistici. Un altro pregio da sottolineare è l’essenza “nera” del suono che emana dalle esecuzioni. Caratteristica, questa, che non molte formazioni europee possiedono. Il quintetto produce collettivi densi, a tratti bollenti, in cui predominano un sanguigno blues feeling e quegli elementi polifonici che accomunano AeoC e Mingus, free e New Orleans. Senza mai cadere nel tranello di citare o richiamare le geniali schizofrenie e gli sberleffi sonori di Bowie, Baggiani scurisce e rimaneggia il proprio fraseggio, abitualmente nitido e riccamente articolato. Andrea Coppini e Giacomo Downie sono interlocutori efficaci nei fitti intrecci, negli efficaci impasti timbrici ed in serrate strutture responsoriali che si riallacciano idealmente tanto all’Africa, quanto ai work songs ed alla chiesa battista. Come a ribadire la complessa trama storica e culturale che alimenta quello che continuiamo a chiamare jazz.
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